Io, Tu e la Musica: Capitolo 1: Wiskey, Soda And Rock’n’Roll

Capitolo 1. WISKEY, SODA AND ROCK’N’ROLL.

La sua stretta di mano, così forte e decisa, mi aveva rilasciato delle strane sensazioni; non sapevo chi fosse, considerando che non conoscevo tutti gli amici di Elisa, per quel che ne sapevo , potevo anche averlo visto altre volte e, come mia pessima abitudine, l’avevo totalmente rimosso.

Io ed Elisa, invece, c’eravamo conosciute a casa di amici quando lei era venuto a vivere a Lentini, perché cinque anni fa, a soli vent’anni, decise di seguire il suo storico fidanzato, adesso ex convivente, lasciando la sua tanto amata Napoli.

Nonostante la sua stretta di mano mi avesse particolarmente colpito, continuai a non prestare molta attenzione all’amico di Elisa, di cui avevo dimenticato il nome l’attimo dopo essersi presentato, soprattutto perché ero concentrata sul racconto della mia amica che mi spiegava come mai fosse rimasta effettivamente qui.

<<Elisa, scusa, ma come si chiamava quel ragazzo?>>

<<Si chiama Gabriele, ma tutti si ostinano a chiamarlo Lele. Giusto per informarti, quando si è presentato, simpatica per come sei, l’hai guardato, ti sei girata e mi hai detto “Elisa ho freddo entriamo” e te ne sei andata!>>

<<Nooo! Non mi sono presentata?>>

Durante la serata Gabriele cercò più volte di attirare la mia attenzione in ogni modo, fino al punto di regalarmi un gadget a tema con la serata, che avevo puntato diverse volte, offrendomi così anche un cocktail Jack & Cola: <<nel caso in cui avessi ancora freddo>>;  colpita dal gesto, e dal mio imbarazzo, seppi rispondere solo con un sorriso.

Quasi a fine serata, provò a convincermi che il divertimento non doveva finire li, ma che avrei dovuto seguirlo, chissà dove, a ballare musica rock. Il locale, dove voleva che lo seguissi, si chiama Blow Rock, lo stesso posto dove aveva cercato di portarmi tante altre volte Elisa; ma qui il problema non era il mio pregiudizio verso il posto, ma tanto il fatto che non mi fidavo di lui, che comunque non mollava la presa.

<<No grazie, sono stanca e non mi reggo in piedi, anche per colpa tua, e ho ascoltato con molta fatica la musica del ragazzi. Non sono in grado di venire chissà dove  poi, e poi  a prescindere con te non vengo da nessuna parte.>>

<<Ma dai, biutta, vieni… ti piace la musica rock no?>>

<<Si, ma forse non mi hai capito: io con te non vengo da nessuna parte! Anche perché, comunque, non ti conosco.>>

<<Elisa mi conosce!>>

<<Non tirare in ballo Elisa! Non vengo a prescindere, stop! Adesso vado, Elisa non trova le sue cose ed io… io voglio solo tornare casa.>>

Essere “acida” era il mio strambo modo per difendermi quando qualcuno diventava troppo insistente, come era stato lui quella sera ad esempio. Il piano era sempre lo stesso, semplice ed efficace, il mio viso assumeva un’espressione nervosa, poi disgustata man che pressavano e, qualora tutto ciò non bastasse,  rispondevo in modo acido e quasi maleducato. Solitamente funzionava, ma qualcuno più tenace, ed anche fin troppo masochista, tornava imperterrito a rompere le scatole.

Il giorno dopo la cosa più divertente non fu il mio post sbornia! Quella mattina quando mi collegai sul mio profilo Facebook trovai una richiesta d’amicizia, Gabriele Donadei, e non li per li su due piedi non ricordavo più chi fosse.

Gabriele Donadei "Come chi sono? Sono il quel povero ragazzo che hai maltrattato, 
               ieri sera, ad Augusta"

Nell’arco dei giorni mi lasciai trascinare da quelle piacevoli chiacchierata, in quanto credevo di essermi effettivamente sbagliata sull’impressione che ebbi di lui appena conosciuto, ed anche se. Due giorni dopo però Gabriele dovette partire per un vacanza di 20 giorni, prenotata già da tempo con alcuni amici,  in Inghilterra ma una sera in chat mi fece comunque promettere che saremmo usciti insieme al suo rientro.

Gabriele Donadei "Una serata in pizzeria non si nega a nessuno! Nemmeno al 
                  peggior nemico!"
Andrea Bisotti "Ma non ti sto negando una serata in pizzeria ahahahahah... 
                non hai mai pensato all'eventualità che probabilmente 
                non mi va?"
Gabriele Donadei "E allora perché sono due giorni che parli con me fino 
                  a notte fonda?"
Andrea Bisotti "Perché magari hai paura che andando a dormire trovi i mostri 
                sotto il letto"
Gabriele Donadei "Si e io sono Babbo Natale!"
Andrea Bisotti "Ma non mi dire... ho sempre sognato di conoscere Babbo 
               Natale!!"
Gabriele Donadeti "Basta non accetto altre scuse, tra venti giorni si va a 
               cena fuori!"
Andrea Bisotti "Si vedrà..."
Gabriele Donadei "Dammi l'opportunità di farmi conoscere almeno, se poi la 
                  serata non sarà di tuo gradimento mi dileguerò come neve 
                  al sole....."
Andrea Bisotti "Mamma mia come sei insistente!!! Va bene, al tuo rientro pizza"
Disegno di http://weheartit.com/
Disegno di http://weheartit.com/

Quando mi scriveva durante la sua permanenza a Londra, assurdo per come potrebbe sembrare, mi piaceva realmente piacere parlare con lui e sentirmi partecipe dei suoi programmi giornalieri; nel frattempo aveva cominciato a raccontarmi un po’ della sua vita, come ad esempio che musica amasse ascoltare… Poco prima che Gabriele tornasse tornasse però scoprì come, su per già un anno fa, fece la stessa identica cosa con Elisa, e che non aveva mollato affatto la presa fino a qualche giorno prima del nostro incontro. In tutto ciò venni a sapere anche di altre ragazze che quella sera ad Augusta avevano ricevuto da lui lo stesso invito per il Blow Rock. L’unica soluzione, a questo punto, per me era quella di tenerlo il più lontano possibile, rifiutai l’invito che mi aveva fatto e inventavo ogni genere di scusa tutte le altre volte che insistentemente mi chiedeva di uscire. Ovviamente, Gabriele, non rassegnandosi al mio annullamento della nostra cena, per lui immotivato, cominciò a chiedermi costantemente di uscire insieme prima tutte le sere e poi almeno due volte la settimana, facendola diventare una routine; quando ad un certo punto, esausto, mi chiese:

Gabriele Donadei "Ma per uscire con te che devo fare?"

Andre Bisotti "Aspettare che finisca gli esami?"

Gabriele Donadei "E quando hai intenzione di finirli?"

Andrea Biostti "Se tutto va bene fra un tre anni!"

Dopo un po’ di settimane cominciò ad allontanarsi, come era giusto che successe, anche se continuavamo comunque a sentirci in chat. Mi rendo conto che, a volte, è più semplice tenere lontane le persone, forse per autodifesa, forse per stupidità o forse solo per semplice paura; altre volte, invece, dovremmo semplicemente guardare la persona che ci attrae principalmente con i nostri occhi ed ascoltare un po’ meno i consigli di coloro che si professano “AMICI”,  che dicono di volere prima il tuo bene e poi magari il loro, perché il 60% delle volte dietro ciò si cela invidia, possessione e rancore. Resta, comunque, il fatto che  ci creiamo questo muro immaginario che finisce col diventare come la coperta per Linus, dimenticando che questo non durerà per sempre perché, ad un certo punto, arriverà qualcuno che si imporrà abbattendo parte della barriera che ti sei costruito. Io, infatti, preferì ascoltare la mia amica, sapevo che lei mi voleva bene, si era sempre comportata da sorella maggiore e, stando ad avvenimenti precedenti, lei voleva davvero proteggermi da alcuni errori.

In quel frangente però, come ho detto prima, ero rimasta in contatto con Gabriele, grazie anche a Facebook; anche se in realtà lui era riuscito ad avere il mio numero di telefono, per motivi strettamente lavorativi visto che in quel periodo ero la presentatrice di una rubrica musicale per il canale televisivo locale Sicilia TV, dove lavoravo già da due anni con ritmi al limite dello sfruttamento, dove mi occupavo di ospitare musicisti locali che raccontavano la loro carriera. Quello che più mi piaceva di momenti in cui parlavo con lui, oltre la sua tenacia nel chiedermi di uscire, era il modo in cui riusciva a farmi sorridere. Ero conosciuta come una persona solare, ridevo e mi piaceva soprattutto far ridere gli altri, tanto che qualcuna delle mie amiche mi chiamava “l’antidepressivo naturale”; ma GabrieleLele, o in qualsiasi altro nome volesse essere chiamato, non mi faceva ridere perché lui riusciva a far nascere in me un sorriso spontaneo, sereno e vivo di emozioni, bastava poco… anche un semplice ciao.

Gabriele è un musicista per “passione”, suona principalmente il basso a cinque corde, la chitarra, a sei e dodici corde, e un po’ anche la batteria; tutto ciò che aveva imparato sulla musica, inclusa la lettura degli spartiti, l’aveva imparato da solo, da autodidatta, ma nella vita reale era un ragioniere contabile per un’azienda catanese.

Tra i tanti motivi per cui, io e Gabriele, non dovevamo nemmeno cominciare ad uscire insieme, oltre ad averci provato anche con ragazze che conoscevo, Elisa inclusa, c’erano anche ben dodici anni di differenza, infatti eravamo due generazioni lontane a confronto. In ogni caso, lui non mollò, continuò a raccontarsi a piccoli passi, anche quando sembravo poco interessata, di tanto in tanto commentava in modo carino, con diversi complimenti in chat, qualcuna delle mie foto postate sul mio profilo Facebook. La sua simpatica insistenza mi portò a dire “si” per un caffè, ma continuavo comunque a non esserne tanto convinta, tanto che per me non c’era mai un pomeriggio che andasse bene.

Mi ci volle un mese per decidere che effettivamente volevo uscire con lui. Avevo deciso di dirgli “si”, inizialmente per allungare ancora un po’ la sua agonia mentre io ci pensavo su ed Elisa in tutto ciò non era molto d’aiuto.

<<Beh, io sinceramente non ci uscirei al tuo posto. In questo periodo basta che le ragazze respirano… e lui gli chiede di uscire.>>

<<Sono ancora un po’ indecisa infatti.>>

<<Per me non dovresti, poi fai tu!>>

Tra i motivi che mi avevano convinta ad uscire con Gabriele, vi era la mia decisione di prendere il tutto alla leggera, oltre il fatto che non sapevo più cosa inventare quindi tanto valeva cedere alla curiosità. Però non so perché mi piaceva l’idea che lui diventasse una sorta di “momentaneo passatempo”  e in più volevo fare un giro con la sua bella moto, un Harley Davidson,  che mi faceva pensare a Rock’n’roll dei Led Zeppelin!

Dopo poco più di due settimane, dopo l’ennesima scusa inventata per non andare, ma questa volta non perché non volessi uscire con lui, ma semplicemente perché pretendeva che mi preparassi in meno di venti minuti, decisi di dirgli nuovamente di no anche perché quella sera ero già organizzata con Elisa ed altri amici, che erano riusciti a convincermi a fatica, per andare alla prima serata estiva, organizzata dal Blow Rock, nel lido Capannine. Differentemente da come pensavo, quel sabato sera, venni fregata io perché, a sorpresa, venne Gabriele, ma a differenza mia lui non era sorpreso nel vedermi li…

<<No tranquillo, puoi anche salutarmi da lontano agitando un po’ la mano.>>

<<E’ un anno che voglio portarti qui!>>

<<Succede!>>

Gabriele in quella discoteca infatti non era assolutamente solo, ma in dolce compagnia! Ad un tratto mi guardò, con uno sguardo che sapeva di vendetta e di sfida, prese lei per la mano, la tirò verso lui…e poi la baciò! Non so spiegare esattamente cosa provai in quel momento, ma la mia serata di puro divertimento stava stava finendo con una stretta al mio stomaco.

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